L’Illuminismo e il Preromanticismo
L’illuminismo è l’aspetto più importante e più vivo, ma non il solo del Settecento. Quasi subito, al razionalismo e al materialismo trionfanti, si contrappongono correnti di sensibilità malinconica, che rivelano un senso di sofferenza, di sfiducia e di inappagamento nei confronti del “paradiso” della ragione.
Vi era, indubbiamente qualcosa di astratto e di limitato nelle teorie illuministiche. La natura, concepita come meccanismo che segue leggi inesorabili, assorbiva in sé anche lo spirito umano, non veduto nella sua libera e spontanea creatività, ma assoggettato anch’esso a un meccanismo di sensazioni che avevano lo stesso carattere di necessità delle leggi della natura. La rinuncia a ogni metafisica non consentiva, inoltre, all’uomo di dare risposta a certi suoi essenziali interrogativi sul perché della vita e del suo destino. Infine, riducendo l’anima alla sola razionalità, gli illuministi mostravano un’eccessiva incomprensione di altre forme della vita spirituale (il sentimento, la fantasia, ecc.) che non minore importanza hanno nella nostra esistenza. Razionalizzando astrattamente ogni cosa, si perdeva di vista la complessità dell’uomo, della sua vita intima e della sua storia. Colui che più potentemente espresse, nella vita e nelle opere, questa crisi dei valori illuministici fu il ginevrino Gian Giacomo Rousseau (1712 - 1778) che fu contemporaneamente uno dei più importanti collaboratori della Enciclopedia e autore del Contratto Sociale, nel quale, illuministicamente, sosteneva l’origine contrattualistica dello Stato. Anch’egli esalta la natura e pone l’io umano al centro dell’universo, ma per lui natura significa non più ragione, bensì sentimento. Rousseau diventa in tal modo uno dei padri del Romanticismo. L’Illuminismo e il Preromanticismo, Voltaire e Rousseau, sono due aspetti opposti e tuttavia concomitanti della seconda metà del Settecento, ad essi corrispondono due modi diversi di concezione e di stile.

