Agricoltura: le caratteristiche di una nuova politca

Pubblicato il da Antonio Vizza

L’agricoltura, negli ultimi decenni, è stata descritta come un settore economico debole e in declino e ciò è sicuramente vero in termini relativi; pochi però, si preoccupano di ricordare che in termini assoluti la produzione agricola è aumentata continuamente, non solo fino a soddisfare i bisogni alimentari delle popolazioni di tutti i paesi sviluppati, ma fino anche a creare surplus produttivi.

La gestione delle eccedenze, la riduzione dei terreni coltivati, la regolazione e delle produzioni rappresentano alcuni fra i maggiori problemi delle politiche agricole contemporanee nei paesi sviluppati.

Quindi, parlare di crisi e debolezza strutturale del settore agricolo risponde a parziale verità. Il mondo agricolo si è rilevato estremamente flessibile e adattabile ai cambiamenti interni ed esterni, i suoi operatori hanno dimostrato un’elevata capacità di apprendimento strumentale. Le trasformazioni avvenute nell’arco di pochi decenni (dalla fine degli anni ’40 agli anni ’70), dal punto di vista dei metodi, delle tecnologie, delle organizzazione del lavoro e degli esiti produttivi sono state così radicali che molti, hanno parlato di seconda rivoluzione agricola.

Le politiche dell’agricoltura si presentano con alcuni tratti comuni e generali. Trattasi di politiche antiche, che nascono insieme agli stati ottocenteschi e assumono sistematicità con l’emergere dello stato interventista e l’affermazione del Welfare state.

I grandi cicli di queste politiche sono segnati da: la crisi mondiale degli anni trenta, la costruzione di un nuovo ordine internazionale dopo la seconda guerra mondiale, le stagioni inflazionistiche e di ristrutturazione industriale degli anni ’70, la deregulation politica ed economica degli anni ’80; la globalizzazione e l’apertura dei mercati a nuovi paesi (Est Europa, Nord Africa e Est asiatico). Queste politiche mantengono una forte connotazione nazionale, anche se si sono sviluppate in molteplici arene: locale-regionale, nazionale, extranazionale, comunitaria (per i paesi europei) e mondiale. Infine, da non sottovalutare è anche la questione della spesa agricola.

Le risorse finanziarie disponibili per settore agricolo sono di diversa provenienza (comunitaria, nazionale e regionale) fanno capo a diversi centri di spesa e sono iscritte in molteplici capitoli di bilancio; i fondi comunitari si dividono sostanzialmente in aiuti di mercato, risorse per lo sviluppo rurale e i fondi strutturali. La spesa agricola nazionale si compone di trasferimenti statali al ministero, alle regioni e ad vari enti, stanziati dalla legge finanziaria annuale e di variazioni successive. La spesa agricola regionale aggiunge ai trasferimenti statali, risorse proprie delle regioni a favore delle aziende e dei comparti produttivi.

Crisantemi a Martinsicuro, 20.07.'08 --
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